Musica (e altre magie) per un mondo brutto?

Un anno fa, nell’ottobre 2025, Tito e Emma hanno osato porre su questo blog una domanda durissima: “La cattiveria ci circonda e ci mostra la bruttezza del mondo in tutte le sue forme… Che senso ha partecipare a un evento di musica classica in un mondo fatto così? … a cosa può valere per noi di Andante con Fuoco organizzarlo?” Tito e Emma non hanno offerte risposte facili: “La musica non salverà il mondo, lo sappiamo…La bellezza della musica è una magia che non dura, e quando svanisce lascia il posto a tanta aridità e volgarità”.

Eppure, “È il senso di comunità che nasce dall’ascolto condiviso ed è la gioia attiva con cui possiamo rompere almeno per un po’ la rabbia e il dolore della quotidianità…Vivere e godere insieme della bella musica può essere una forma di resistenza a quello che nel mondo non ci piace.”

Credo che si possa dire qualcosa di simile del teatro, che più di ogni altro genere letterario ‘è una magia che non dura’; che più di ogni altro genere letterario va condiviso, e che più di ogni altro genere letterario prende forme di resistenza. Leggere Shakespeare da soli e in silenzio non ha molto senso, a meno che chi legge non abbia vissuto, o immagini, qualche esperienza teatrale diretta, anche fatta in casa. Tragedia o commedia o tragi-commedia che sia, la messa in scena di un play va goduto– come un concerto– insieme ad altri, in un spazio fisico unico e nell’arco di un tempo unico. La stessa performance può suscitare reazioni diverse dai vari membri del pubblico – giovani/anziani, donne/uomini, ricchi/ poveri – ma si tratta di una dialettica che nasce da un vissuto comune.

E’ Shakespeare stesso che ci insegna questo, nel modo più chiaro in quelle scene nelle quali ci mostra come il teatro agisce sul pubblico. Un bell’ esempio si trova nella lunga, lenta scena finale del Racconto d’Inverno. Qui, con l’aiuto dell’arte di uno scultore mitico, di una musica non definita e di una magia che si rivela del tutto naturale, la statua di Ermione, regina creduta morta, moglie e vittima del re di Sicilia Leonte, gelosissimo tiranno (ora lo chiameremmo femminicida), un po’ alla volta si rivela donna in carne e ossa. Prima c’è l’aspetto visivo: la statua sembra proprio lei, rughe comprese. Poi c’è il movimento del corpo: accompagnata dalla musica, scende piano piano dal suo piedistallo e accetta la mano di un marito stravolto dal senso della vergogna. Alla fine parla, benedicendo la figlia Perdita e promettendo di raccontare in che modo e per quale scopo è rimasta in vita: proprio per rincontrare lei. Ognuno dei personaggi reagisce in modo diverso alla transizione, ma ognuno a modo suo si risveglia da un incubo di mal governo, di una famiglia disfunzionale e di una amicizia distrutta durata seedici anni.

Al pubblico del Racconto d’ Inverno non è mai raccontato come si è salvata la regina. Come suggerisce Paulina, un ‘tale’ cosi incredibile (da intendersi come una delle ‘old wives tales’ attribuite dalle classi colte e moderne alle vecchiette povere e ignoranti) sarebbe stata accolta con risate — come una favola bacucca. Invece chi è presente, tra il pubblico di sala oltre che tra il pubblico sul palcoscenico, ha visto e sentito Ermione tornare viva, e ha imparato ad accettare che la magia può essere non solo una pratica malefica ma ‘lawful as eating’. Non, aggiungerei, ognuno separatamente, nei suoi sogni o desideri individuali, ma insieme, in prima serata e nello spazio di una sala non più grande della nostra.

I dodici mesi trascorsi dall’ottobre 2025 non hanno reso il mondo meno brutto; hanno reso ancora più necessario momenti che ci ricordano che ‘il mondo è anche bellezza. È il senso di comunità che nasce dall’ascolto condiviso ed è la gioia attiva con cui possiamo rompere, almeno per un po’, la rabbia e il dolore della quotidianità.’ Tra gli Incantesimi a quattro mani che aprono la stagione 2026-27 di Andante con fuoco e l’intervista (impossibile!) con Beethoven che la chiude ci saranno tante occasioni magiche che ci aiuteranno a fare proprio quello.

Jeanne Clegg

PS. La versione del Winter’s Tale che a me piace di più è quella messa in scena al Barbican Theatre nel 1991: https://www.imdb.com/title/tt0759947/mediaviewer/rm2827866881/?ref_=tt_ov_i

  Una figura immobile che guarda oltre, verso qualcosa che ancora non si vede. È un'immagine di attesa e di speranza discreta. Molto coerente con il finale del Winter's Tale: dopo anni di dolore, qualcosa si riapre.

Preparate lo zaino dei sogni!

Il 28 settembre prossimo l’ associazione Andante con Fuoco aprirà la stagione 2026/2027 con un concerto del DuoKeira che proporrà i brani come da programma pubblicato, di quattro famosi compositori che hanno segnato con eccelsa armonia ed innovazioni, il panorama romantico della storia della musica.

Stiamo per intraprendere un viaggio attraverso mondi esoterici, fiabeschi, con evocazioni spirituali che questi quattro compositori, argutamente scelti non a caso dalle nostre fantastiche Michela Chiara Borghese e Sabrina De Carlo, hanno tradotto in musica. Ma partiamo dal più grande cronologicamente, Mendelssohn: vi siete mai chiesti cosa sognasse? Me lo sto chiedendo ora, ascoltando l’universo soprannaturale che ha tradotto in note, creando con il suo “stile di scherzo“ una scrittura musicale siffatta, così leggera ed evocativa.

Grieg di rimando, ha continuato portando in musica il folclore scandinavo popolato da piccole creature leggendarie, che odorano di muschio e di foglie umide.

E Debussy ? Ci fa dimenticare gli esecutori materiali e ci trasporta in atmosfere magiche, facendoci levitare attraverso l’alchimia dei suoni, dandoci a volte immagini colorate e trascinandoci davanti creature mitologiche. Ma perché Bolcom? Perché è il punto di arrivo, la contemporaneità. Con le sue atmosfere ipnotiche e spirituali ci investe e ci riporta dentro le immagini che i suoi predecessori, nell’arco di 100 anni, ci hanno presentato facendoci deliziare, sottraendoci alla realtà e catapultandoci in un mondo di infanzia spensierata, un paese delle meraviglie di cui si ha una visione personale, insita in ognuno di noi.

In tutto questo immaginare, la musica diventa il mezzo di trasporto, dove sali le scale e regoli il respiro tra un arpeggio e un accordo, dove precipiti improvvisamente in un baratro e atterri comunque sul morbido. Il tempo e i nostri passi sono scanditi soltanto dal metronomo.

Anche l’emozione è trattenuta nell’ascolto, il mondo resta fuori nella realtà urlante di un quotidiano parossistico, dove non c’è più spazio per la magia, dove l’incanto non è più stupore ma inganno.

Nella musica tutto torna possibile, magicamente. E’ in potere di “incantarci” nel senso più benevolo della parola. Scopriamo il nostro intimo, le vibrazioni di un sospiro, la profondità di un pensiero, un’attività sensoriale che sfida ogni inibizione, restituendo l’essere sopraffatto dall’avere.

Prepariamoci a tutto questo sentire, portatevi uno zaino capiente.

Pryntil