What’s in a name

“What’s in a name that which we call a rose by any other name would smell as sweet”

Shakespeare dicendo che l’essenza delle cose va al di là del nome, in qualche modo afferma la potenza del nome. Nella musica classica i compositori hanno spesso optato per due strade diverse. Una è quella in cui la musica non deve avere fattori esterni a se stessa, è arte suprema e dunque in grado di vivere senza riferimenti esterni. In questo caso i compositori hanno privilegiato nomi che ne descrivessero degli elementi interni ad esso come la forma e tonalità, il tempo, il genere musicale o addirittura il nome della tecnica in cui viene eseguito o semplicemente il numero di catalogo. La seconda strada è quella di scegliere un nome che suggerisca uno stato d’animo, un’ispirazione, una dedica e così via.

Ma un nome può influenzare l’esperienza dell’ascolto? Provate ad ascoltare Le boeuf sur le toit oppure Trois morceaux en forme de poire senza conoscerne la genesi e fatemi sapere cosa ne pensate.

Sabrina